Roma non è soltanto la città dei monumenti. È anche quella dei ponteggi, delle periferie, delle mani che hanno costruito case, scuole e ospedali. A questa storia spesso lasciata fuori dall’inquadratura dà voce Cemento rosso, il graphic novel di Luca Scornaienchi e Irene Carbone, pubblicato da Round Robin editrice per i settant’anni della Fillea Cgil di Roma e del Lazio. Il volume sarà tra le anteprime di Lucca Comics & Games 2026 e arriverà in libreria da fine novembre.

Il racconto comincia nel 2024. Claudia, giovane archeologa precaria, ritrova fotografie, una tessera sindacale e gli appunti del padre Vittorio, muratore e delegato scomparso. Quegli oggetti aprono un percorso nella sua vita e nella memoria collettiva degli edili. Con l’aiuto di due vecchi compagni del padre, la ricerca privata diventa un viaggio nella città costruita dal lavoro: nei cantieri, nelle borgate, nei quartieri cresciuti tra speranze di riscatto e contraddizioni urbanistiche.
Le lotte operaie attraversano le tavole nella loro concretezza: le assemblee, gli scioperi, le trattative, la richiesta di una mensa e di condizioni dignitose. Il sindacato prende forma nei rapporti tra persone, nella capacità di organizzarsi e trasformare un bisogno individuale in una rivendicazione comune. E la sicurezza emerge come una questione decisiva: dietro ogni incidente ci sono corpi, famiglie, responsabilità. Il passato interpella così un presente ancora segnato dalla precarietà e dalle morti sul lavoro.

È qui che il graphic novel mostra la propria forza giornalistica. Il disegno rende visibili ambienti e gesti che una cronaca concentrata soltanto sull’emergenza rischia di perdere; la narrazione collega le vicende personali ai processi sociali. Cemento rosso si inserisce nel graphic journalism italiano, usando il fumetto per interrogare la realtà e trasmettere memoria. Il coordinamento e la consulenza storica di Lodovica Clavarino accompagnano questa ricostruzione, che restituisce agli operai un posto nel racconto pubblico della città.
Scornaienchi e Carbone tornano a Lucca con un lavoro che prosegue un percorso condiviso. Lui, sceneggiatore e direttore artistico del Museo del Fumetto di Cosenza, ha dedicato una parte significativa della sua produzione al giornalismo disegnato. Lei, fumettista e illustratrice torinese, porta nelle pagine un segno energico, fatto di neri netti, volti espressivi e accenti rossi. Avevano già lavorato insieme a Baghdad, i giorni del sequestro, con Giuliana Sgrena. Due voci del fumetto italiano che qui incontrano la storia del lavoro e ricordano quanto la città debba a chi l’ha costruita.


