Costruire, un percorso rinnovato per raccontare la complessità del lavoro e della realtà.

Costruire, lo storico giornale della Fillea Cgil di Roma e Lazio, riparte.

Diego Piccoli

L’editoriale: Rompere il silenzio del rumore per Costruire una dimensione collettiva.

Costruire, lo storico giornale della Fillea Cgil di Roma e Lazio, riparte. Si apre un percorso nuovo, pensato per raccontare con maggiore profondità il mondo delle costruzioni e le trasformazioni che attraversano il Lazio. Il titolo, Costruire, diventa il filo conduttore di una narrazione che vuole rompere il rumore di fondo e restituire spazio alla complessità del lavoro, ai suoi protagonisti, alle loro storie.

Il giornale nasce con l’obiettivo di dare voce a chi opera nei cantieri, negli appalti, nelle fabbriche. Racconterà priorità, fragilità, conquiste. E indagherà le grandi questioni irrisolte del settore, a partire dalla sicurezza sul lavoro, uno dei temi più drammatici e urgenti.

Per la Fillea, Costruire non è solo un verbo tecnico. È l’espressione di un modo di essere sindacato: costruire legami, solidarietà, spazi di partecipazione. Significa mettere al centro persone che non sono solo lavoratrici e lavoratori, ma cittadini che vivono il territorio e ne sostengono quotidianamente il funzionamento. La qualità del loro lavoro è proporzionale alla qualità dei servizi garantiti alla comunità: casa, mobilità, sanità, istruzione, acqua pubblica, accesso alla rete, transizione ecologica.

La nuova fase del giornale si apre in un contesto attraversato da incertezze locali e globali. Persistono nodi sociali mai risolti, come la questione salariale, che spinge troppe famiglie verso una condizione di vita al limite della dignità. Nel settore delle costruzioni, però, esiste una tradizione di relazioni tra le parti che ha spesso permesso di trovare soluzioni condivise e avanzamenti concreti. Gli accordi per le opere giubilari, la sperimentazione del badge di cantiere, le intese prefettizie sugli Rlst, la contrattazione nazionale e quella di secondo livello – che ha uniformato costi e superato rischi di dumping – sono risultati che confermano la maturità della filiera. Un settore che, nel Lazio, rappresenta il 30% del Pil regionale.

Il nuovo anno, il 2026, segnerà un passaggio cruciale. Per la Fillea Roma e Lazio, che compirà 70 anni, sarà una stagione di rinnovamento organizzativo, di presenza nei territori, di rafforzamento della rappresentanza nei cantieri e nelle aziende. Sarà un passaggio chiave anche per le istituzioni: molte amministrazioni, a partire da Roma Capitale e Regione Lazio, chiuderanno il proprio mandato. E si concluderanno i cantieri del Pnrr. Questo scenario offre opportunità ma comporta anche rischi. Senza politiche industriali adeguate, il settore potrebbe ritrovarsi esposto a nuove crisi.

Servono investimenti per contrastare il caro materiali. Serve continuità nel percorso di congruità. Serve ancora una volta una centralità chiara del contratto edile e del sistema bilaterale, garanzia di legalità, formazione e sicurezza. Il “modello Roma” adottato per le opere giubilari indica una strada possibile, che la Fillea chiede ora di estendere a tutta la Regione.

La sfida riguarda anche il mercato del lavoro. È un comparto frammentato e composto in larga parte da lavoratori migranti, spesso più esposti allo sfruttamento. Le scuole edili e le casse edili restano presìdi importanti per chi opera in modo regolare e strutturato. Intanto, sullo sfondo, pesano le tensioni internazionali e le scelte politiche che ne derivano, come una legge di bilancio povera di investimenti e l’ipotesi di destinare il 5% del Pil alle spese militari.

Costruire significa anche rigenerare le città e dare voce a chi le abita. La crescita di Roma e Lazio passa dalla partecipazione e dall’ascolto. Dalla sanità di prossimità, dal diritto all’abitare, dai trasporti, dalla scuola. Dalla possibilità di migliorare la vita di tutti, a partire da chi ha meno.

Il rinnovato Costruire vuole essere uno spazio aperto, capace di andare oltre il rumore di una comunicazione che spesso semplifica o distorce. L’obiettivo è riportare al centro i lavoratori e le lavoratrici, le loro esigenze, il loro punto di vista. E ridare forza a quella dimensione collettiva che sola può rendere possibili conquiste durature e superare la frustrazione di un tempo segnato da precarietà e disuguaglianze.

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