Quella di Spin Time è anzitutto una breve storia di malapolitica e gestione forsennata delle risorse pubbliche. Il mancato accordo tra Roma Capitale e il fondo proprietario, gestito da Investire Sgr, impedisce oggi persino il rientro graduale degli abitanti. Eppure quello stabile apparteneva allo Stato. È uno dei 396 immobili conferiti nel 2004 al Fondo immobili pubblici: un’operazione con cui lo Stato incassò complessivamente circa 3,58 miliardi di euro, per poi continuare a utilizzare molti degli stessi edifici pagando canoni che, negli anni, hanno superato i 5 miliardi. Si è venduto il patrimonio collettivo per fare cassa. Si è alimentata la rendita privata. Si è presentato il conto ai cittadini: una cosa che urlerebbe vendetta già solo a pensarla… Una politica miope, economicamente insostenibile, perseguita per anni senza una vera strategia sulla casa e sugli spazi urbani, ha prodotto nuovi costi, impoverimento pubblico ed emergenze sociali.

Nel caso di Spin Time, inoltre, sembra che non si aspettasse altro che una scusa. Il principio d’incendio scoppiato nella notte tra il 29 e il 30 luglio in un locale tecnico, rapidamente domato e senza conseguenze gravi per la struttura, è diventato la miccia per far divampare la reale volontà politica di questo governo: sgomberare lo stabile e mettere per strada circa 400 persone, tra cui cento minori. La sicurezza e la legalità vengono invocate come formule astratte, mentre famiglie, bambini, anziani e persone fragili dormono su tende e brandine, esposti al caldo estremo dell’estate romana. Ma Spin Time non è soltanto un’esperienza abitativa. Dal 2013 è una comunità composta da persone di 27 nazionalità, profondamente integrata nell’Esquilino, e un presidio di mutualismo, cultura e diritti attraversato ogni anno da migliaia di cittadini. Qui si sono svolti doposcuola, laboratori, spettacoli e grandi incontri pubblici: dall’auditorium gremito per Naomi Klein alle iniziative con Francesca Albanese, fino al congresso della Fillea Cgil Roma e Lazio.
Sgomberare non significa risolvere un problema: significa cancellare un’esperienza sociale e trasferire centinaia di persone sulla strada. È il risultato di politiche abitative lassiste, rinviate per anni, alle quali oggi si aggiunge l’arroganza di un governo che trova risorse per il riarmo ma non per garantire una casa, che parla di sicurezza mentre produce insicurezza sociale e che considera la repressione più semplice della costruzione di soluzioni. Per questo la Cgil e la Fillea Roma e Lazio sono impegnate nella difesa di Spin Time e delle persone che lo abitano. Sicurezza significa impianti adeguati, manutenzione, riqualificazione e case dignitose. Legalità significa riconoscere diritti, non abbandonare esseri umani sull’asfalto.

Il diritto all’abitare deve diventare il centro di una nuova politica urbana. Servono edifici recuperati senza consumare altro suolo, quartieri con alberi e zone d’ombra naturali, consumi energetici drasticamente ridotti e comunità capaci di produrre e condividere energia. È questo il modello del “costruire” proposto dalla Fillea: rigenerare senza espellere, mettere insieme lavoro, ambiente, cultura e giustizia sociale. Anche la pace è una politica concreta. Significa investire nelle case e nelle comunità anziché nelle armi; ridurre la dipendenza dalle risorse invece di preparare nuove guerre per accaparrarsele. Spin Time non è il problema da sgomberare. È una delle esperienze dalle quali partire per costruire una città più giusta, solidale e capace di futuro.


