Quarticciolo: la Resistenza tra asfalto e abbandono

Quarticciolo, un mosaico sociale tra emergenza casa, Margini e Crack

Redazione

Roma, periferia sud-est. Il Quarticciolo è più di un quartiere: è una comunità in cerca di riscatto e diritti. Una comunità abbandonata come le strutture che compongono quelle strade circondate da palazzi spesso fatiscenti, lasciati all’abbandono. Meno di quattromila anime stipate in un agglomerato urbano quasi interamente composto da case popolari Ater. Nato alla fine degli anni ‘30, a quattro miglia dalla città, oggi l’intera area è in lotta per vedersi riconosciuta la dignità dell’abitare in un luogo con una possibilità di futuro, contro l’abbandono istituzionale e la piaga di un’economia criminale che imperversa. Il nostro viaggio inizia qui, dove la vita ha deciso di ricominciare a pulsare: una vecchia struttura che diventa un ring. E non è una metafora, qui tutto ha il sapore di sudore e riscatto.

La palestra Popolare: il Ring è un avamposto

Ci accoglie un luogo che fino a poco tempo fa era solo una carcassa dismessa, una vecchia bocciofila con il tetto crollato e infiltrazioni. Due tralicci dell’elettricità disegnano verso l’alto due enormi torri in ferro che fanno ombra all’ingresso della palestra. Una giornata di sole d’inverno, tersa e freddissima. “Era caduto in disuso, dal tetto ci pioveva dentro, non riusciva più a essere fruito dagli abitanti”, racconta Pietro Vicario, una delle voci attive di questa comunità. La svolta arriva nel 2022, con un’azione di auto-organizzazione. Lo spazio caldaie recuperato in precedenza inizia ad essere troppo piccolo per le persone che lo frequentano: “eravamo diventati troppi, quindi siamo arrivati qui e abbiamo trasformato questo spazio dismesso in una palestra. Era importante mettere in piedi un luogo in grado di accogliere le persone che nel frattempo si erano iscritte”. Un’azione dal basso come punto di partenza per ricominciare, la politica dopo tutto dovrebbe nutrirsi proprio di questo. La vera rigenerazione urbana che combina esigenze sociali e voglia di aggregazione con una reale intenzione e propensione al cambiamento. Ma la palestra è anche l’inizio di una vertenza, diventa avamposto per l’autodeterminazione. La lotta costante con le istituzioni per riuscire a convincere le amministrazioni a completare le troppe opere lasciate incompiute, ficcate di forza in questo limbo in cui anche la vita è lasciata a metà.

Il Mosaico Sociale: Casa, Margini e Crack

Il Quarticciolo è un “blocco compatto di 3.900 abitanti e 2.200 alloggi, quasi al 100% di proprietà regionale, un paio di blocchi di competenza del Comune. L’isolamento storico ha generato una forte coesione, ma l’arrivo della metropoli ha portato con sé il ritorno di vecchi problemi: una disoccupazione molto forte e il crollo dei servizi pubblici”, così lo descrive Pietro. La scuola media ridimensionata, il consultorio aperto una sola volta a settimana, e la convivenza forzata con la più grande piazza di spaccio di Crack a cielo aperto della città, fanno da contorno al tutto. “…Ormai il crack è diventato l’economia principale del quartiere”. Abitato soprattutto da famiglie, con una percentuale importante di bambini e anziani, la casa è il punto in cui convergono le istanze di chi vive questo luogo. La possibilità di un tetto sulla propria testa è l’elemento prevalente in un quartiere popolare: “Il piano di quartiere chiede che gli interventi siano effettivamente calibrati sulle esigenze di chi abita questo territorio e che la politica offra anzitutto più ascolto, di essere riconosciuti come persone che hanno dignità”. Si lotta contro la fatiscenza degli immobili e il sovraffollamento creato da tre generazioni familiari stipate in 40 metri quadri.

 “Finire quello che hanno iniziato, già sarebbe un gran punto di partenza… Prima di qualsiasi spot o mega centro sportivo da inaugurare, la politica dovrebbe partire dal dovuto. Ci sono stanziamenti e progetti già fatti, ma lasciati marcire: una piscina chiusa dal 2015, una serra rimasta alle sole fondamenta, e le palazzine Ater di fronte, che nonostante una ristrutturazione e una nuova costruzione datate 2012, restano il simbolo di una battaglia infinita per l’agibilità. L’impegno dovrebbe essere quello di completare le opere, per cui già ci sono stanziamenti”.

La battaglia per un approccio organico e strutturale sembrava aver trovato un primo spiraglio quando, a novembre, l’amministrazione capitolina approva una cabina di regia per affrontare i problemi. A dicembre però, il governo impone con decreto un’altra strada da seguire approvando un commissariamento del quartiere: per il Quarticciolo la soluzione deve essere il Modello Caivano. “Il problema principale del modello Caivano è che non fa distinzioni..” denuncia ancora Pietro, “Si parla genericamente di contrasto all’illegalità mettendo sullo stesso piano chi vende un container di crack a settimana, con chi non riesce a pagarsi un affitto e quindi abita dentro uno scantinato”. Un sistema senza prospettive che cala dall’alto fondi e poteri straordinari, ma che per la comunità locale rischia di essere un vicolo cieco che peggiorerà solo la situazione esistente. Il risultato temuto è che siano sempre gli ultimi, i marginali e le vittime dell’abbandono di questi anni a pagare il prezzo più alto: “Un approccio muscolare e repressivo che non tiene conto delle necessità di ricucitura sociale, dei servizi e, soprattutto, della necessità di stimolare processi economici differenti che possano offrire una vera alternativa alla piazza di spaccio”.

Essere riconosciuti come normali cittadini e non come un problema da risolvere militarizzando il territorio, è quello che si percepisce grazie al racconto di Pietro e alla lunga passeggiata tra opere incompiute e strutture fatiscenti. Nell’attesa di diritti, dignità e servizi strutturali, la resistenza del Quarticciolo si misura tra i sacchi della palestra popolare, che rappresenta l’unica vera opera completata.

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