Lavoro: l’Italia non è un Paese per donne

Il lavoro femminile tra ingiustizia salariale, peso della cura e urgenza di tutele

Redazione

In Italia la condizione lavorativa delle donne è caratterizzata da una persistente disparità economica e occupazionale, aggravata dalla necessità di affrontare il peso della cura e, per un numero drammaticamente elevato, la minaccia della violenza domestica.

I numeri emersi dall’ indagine ISTAT 2025 sono sconcertanti. Circa 6 milioni e 400 mila donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari al 31,9% del totale, hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Il legame tra violenza e autonomia finanziaria è evidente: il 13,6% delle donne in coppia non si considera indipendente economicamente. Tra quelle che subiscono violenza economica, oltre la metà (53,6%) non dispone di un reddito personale, accentuando la dipendenza e riducendo drasticamente le possibilità di uscita dalla violenza.

Il Ruolo delle tutele e del Sindacato

Di fronte a queste realtà, la legislazione e la contrattazione collettiva stanno già producendo cambiamenti. Introducendo procedure, codici, formazione, sportelli di ascolto oltre alle misure di protezione che si intersecano con la sfera lavorativa.

Ermira Behri, Segretaria di Fillea Cgil Roma Lazio sottolinea i risultati ottenuti fino ad oggi dalla categoria: “Il Congedo per Vittime di Violenza: diversi Contratti Collettivi Nazionali (come quelli del settore del Legno, Cemento, Laterizi e Lapidei) non solo hanno recepito il D.Lgs. n. 80/2015, che prevede un congedo indennizzato di 3 mesi al 100% della retribuzione per le donne vittime di violenza di genere, ma hanno esteso ulteriormente il periodo e la copertura, inserito flessibilità di orari e agevolazioni”

“continueremo a batterci per migliorare ancora gli strumenti e le tutele nei confronti delle vittime.  Contrattazione e Codici di Condotta: Fillea Cgil è stata pioniera nell’affrontare il fenomeno delle violenze e molestie sui luoghi di lavoro, come dimostra il settore della lavorazione del legno, a forte presenza maschile ma con una maggior rappresentanza delle lavoratrici rispetto agli altri settori da noi seguiti”.

Il CCNL Legno Industria del 2015 ha introdotto uno dei codici di condotta più innovativi in Italia contro le molestie sessuali e il mobbing, fornendo definizioni chiare e procedure formali. Questo dimostra che anche in settori con una bassa rappresentanza femminile – come l’edilizia laziale, dove le lavoratrici sul totale sono solo lo 0,9976% (757 su 75.881 addetti nelle Casse Edili del Lazio) – è possibile e necessario negoziare tutele avanzate. Numeri che aumentano sensibilmente se prendiamo in considerazione le figure impiegatizie dove la presenza femminile raggiunge il 36% circa e le alte professionalità come le ingegnere e le architette nonché le restauratrici e le archeologhe che in una città come Roma, con un patrimonio culturale e archeologico enorme, sono figure numerose e indispensabili e rappresentano all’incirca l’80% degli addetti.  

Eppure a competenze così elevate corrispondo condizioni di lavoro spesso precarie e inadeguate: applicazione di contratti pirata, forme dubbie di distacco e somministrazione, partite iva non genuine determinano salari più bassi, meno tutele, meno sicurezza e formazione.

“Come Fillea di Roma e Lazio, aggiunge Bheri, abbiamo fatto la nostra parte con il rinnovo del Contratto Edile di Roma e Provincia inserendo nuove premialità per le aziende edili in caso di adozione del “codice di condotta contro le molestie sessuali, il mobbing e la violenza nei luoghi di lavoro”, nonché in caso di prolungamento del periodo di congedo riconosciuto alle vittime di violenza.”

Il Formedil Roma e Provincia svilupperà campagne specifiche di informazione e sensibilizzazione sul tema del contrasto alle molestie e la violenza negli ambienti di lavoro”

“Per quanto riguarda un altro settore molto importante per il nostro territorio come il bacino del Travertino Romano, proprio in questi giorni, in vista del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, abbiamo avviato il percorso di attuazione del Protocollo Nazionale sottoscritto quest’anno e recepito dall’accordo interaziendale rinnovato da poco, svolgendo le prime assemblee nelle cave del bacino per sensibilizzare e informare tutte e tutti, (ovviamente in un settore prettamente maschile) tramite figure specializzate sul tema per accrescere la consapevolezza e le competenze nella gestione di tali fenomeni.

Realizzeremo progetti e campagne di comunicazione rivolti ai dipendenti del bacino per sostenere la cultura inclusiva, nonché la sensibilizzazione sulle misure e sui comportamenti per eliminare la violenza di genere” Conclude la Segretaria di Fillea Cgil  Roma e Lazio

La profondità del Gap economico: stipendio e pensioni

L’ingiustizia sociale si traduce in cifre chiare: secondo i dati INPS del 2022, la retribuzione media annua delle donne è inferiore a quella degli uomini di ben 7.922 euro (18.305€ contro 26.227). Questa differenza incide sul divario salariale annuo che, in Italia, raggiunge il 30%, un valore nettamente superiore alla media europea del 12%. Questo gender pay gap non è solo una perdita immediata, ma condiziona l’intera vita lavorativa e post-lavorativa. In Italia, gli uomini ricevono pensioni mediamente superiori del 35,8% rispetto alle donne, un divario previdenziale alimentato da tre fattori principali: meno anni di lavoro, meno ore lavorate e una retribuzione inferiore.

Gran parte di questa disparità affonda le radici nelle dinamiche familiari e nel ruolo di cura. La bassa partecipazione femminile al lavoro è strettamente legata al part-time, che riguarda circa il 49% delle donne occupate (contro il 26,2% degli uomini).

Questa tendenza è particolarmente evidente nei contratti a termine, dove il 64% di quelli femminili è a tempo parziale. La difficoltà di conciliazione tra vita professionale e oneri familiari spinge molte donne fuori dal mercato del lavoro, in un fenomeno che si acuisce con la maternità. Nel 2021, il 71,8% delle dimissioni consensuali nei primi tre anni di vita dei figli ha riguardato le madri. Oltre il 64% di queste lavoratrici ha citato la difficoltà di conciliazione come motivazione, a fronte di solo il 7,5% dei lavoratori uomini. Per questo, la CGIL, in occasione dell’Equal Pay Day, denuncia che le politiche governative non possono limitarsi a sostenere il ruolo di cura, ma devono promuovere la parità attraverso misure come la Direttiva UE sulla trasparenza salariale, osteggiata dalle associazioni di categoria, ma ritenuta cruciale per poter richiedere uguale retribuzione a parità di valore.

Il Sommerso e la Ricerca di Aiuto

Nonostante le tutele, la violenza rimane un fenomeno in gran parte “sommerso”. I dati ISTAT mostrano che solo circa il 10% delle vittime di violenza da partner o ex-partner negli ultimi cinque anni ha sporto denuncia. Il timore è palpabile: il 46,8% delle donne vittime di violenza da ex-partner ha dichiarato di aver provato paura per la propria vita.

Tuttavia, si registra un segnale positivo di maggiore consapevolezza: la percentuale di vittime che ricercano aiuto presso i Centri Antiviolenza e i servizi specializzati è raddoppiata, passando dal 4,4% nel 2014 all’8,7% nel 2025. Questo aumento della richiesta di aiuto, in linea con l’incremento delle chiamate al 1522 (numero contro la violenza e lo stalking), dimostra che, sebbene la strada della denuncia formale sia ancora ardua, le donne cercano attivamente supporto per uscire dalla violenza.

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