In questo momento ci sono moltissime e contrastanti informazioni sulla riforma della giustizia. In concreto, cosa cambierebbe con la separazione delle carriere?

La riforma della giustizia del governo Meloni mina alla radice l’autonomia della magistratura. L’articolo 104 della costituzione stabilisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato. Questa autonomia è garantita attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’organo di autogoverno. L’indipendenza assicura che la giustizia sia amministrata in maniera imparziale proteggendo il giudice da condizionamenti esterni in modo da avere un potere giudiziario ‘super partes’, cioè capace di applicare le leggi senza influenze politiche e socio-economiche. La separazione delle carriere di fatto c’è già, visto che meno dell’1% dei magistrati cambia carriera. Il governo vuole frammentare, vuole dividere la magistratura, vuole in qualche modo sottoporla al potere politico. Una prima conseguenza della separazione delle carriere è la nascita di un secondo CSM, uno per i giudici e uno per i Pm, con il rischio di scontri istituzionali tra i due organi di autogoverno, e di un’Alta corte che si occuperebbe delle questioni disciplinari oggi demandata al CSM.
È vero che questa riforma può rafforzare il potere del governo sulla magistratura? Ci può spiegare in che modo e in che tempi?
L’altra conseguenza della riforma è, appunto, quella di rendere i pubblici ministeri meno indipendenti, più influenzabili dal potere politico, con il rischio di farne una specie di superpoliziotto al servizio del potere di turno e, soprattutto, un Pm meno garantista. Il tutto ruota attorno al concetto di ‘obbligatorietà dell’azione penale’ che l’art. 122 della Costituzione attribuisce ai Pm. In poche parole oggi un Pm se c’è un possibile reato deve aprire le indagini, non può scegliere di non farlo, in base al principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Questo principio rischia di essere messo in discussione con la separazione delle carriere perché dare ai Pm la possibilità di scegliere chi perseguire e chi no, mina proprio questo principio. Con la separazione delle carriere, e la creazione di un ordine autonomo dei pubblici ministeri, si rischiano Pm sottoposti alle volontà dell’esecutivo. Con la riforma Meloni si indebolisce la magistratura, i giudici, e si sottopongono di fatto i Pm alle decisioni del governo.
Come giudica il sorteggio dei membri del CSM?
Per la destra il sorteggio è ‘fino a un certo punto’, come il diritto internazionale per il Ministro Tajani. Dico questo perché il sorteggio dei membri del CSM viene presentato come soluzione al problema delle correnti, ma in realtà indebolisce l’autogoverno della magistratura. Scegliere per sorteggio i componenti dei CSM significa rinunciare alla rappresentanza e alla responsabilità, aprendo la strada a un CSM più debole e più esposto alle pressioni esterne. È una scelta che non rafforza la trasparenza, ma rischia di ridurre le garanzie democratiche. Ma il punto critico è nella modalità del sorteggio. Che non è uguale per tutti: è integrale per la componente togata, i magistrati, e diventa una lista decisa dalle forze politiche in parlamento per la componente laica. Evidentemente si vuole creare uno squilibrio proprio per rafforzare il controllo politico sulla magistratura.

Oggi si accusano i magistrati di voler tutelare la conservazione delle correnti interne alla magistratura, per loro interessi personali. Allo stesso tempo si mette in discussione il principio della divisione dei poteri che dovrebbe essere una tutela per la democrazia. A cosa si potrebbe andare incontro se venisse meno l’indipendenza dei giudici?
La destra attacca le correnti della magistratura per giustificare la riforma costituzionale della separazione delle carriere. Ma in realtà quelle che comunemente, e giornalisticamente, vengono chiamate correnti sono raggruppamenti associativi tra magistrati che condividono la stessa visione culturale e giuridica del ruolo e del sistema giustizia. E l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) è la federazione che racchiude queste anime diverse. Quindi niente di losco. La riforma del ministro Nordio mette in discussione la separazione dei poteri che è il principio cardine di uno Stato democratico. I costituenti hanno separato i poteri per evitare concentrazioni di potere, garantire la libertà e assicurare un giusto equilibrio attraverso un sistema di pesi e contrappesi per mantenere l’equilibrio tra le istituzioni e per proteggere i cittadini.
Questo referendum che, ricordiamolo, non ha bisogno di un quorum, passa come una prova di forza del governo di Giorgia Meloni. La vittoria per il Sì, rafforzerebbe inevitabilmente la posizione di questo governo a discapito di una norma di rilievo Costituzionale. A suo parere c’è davvero nel governo la volontà di concentrare sempre di più i poteri in capo all’esecutivo?
Penso di sì e lo dicono i fatti. La destra sta in tutti i modi portando l’assalto all’Italia uscita dalla guerra di Liberazione e alla Costituzione repubblicana nata dalla lotta di resistenza e di liberazione dalla barbarie nazifascista. Autonomia differenziata, separazione delle carriere e premierato hanno un unico obiettivo: i pieni poteri. l disegno complessivo è evidente, concentrare sempre più potere nelle mani del governo, riducendo i contrappesi. È una visione che non condividiamo e che riteniamo molto pericolosa per la tenuta della democrazia.

Il referendum è ancora uno strumento efficace di democrazia oggi?
Credo di si anche perché il referendum è l’unico strumento di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione. A differenza di altri paesi, i referendum in Italia sono abrogativi, o come nel caso della modifica costituzionale sulla separazione delle carriere, confermativi. C’è poi la possibilità di indire referendum territoriali, e consultivi ma solo a livello regionale o locale. La sua efficacia dipende da quanto i cittadini vengono informati e dall’oggetto del referendum come per esempio quello sull’acqua pubblica del 2011 portò ad un’ampia partecipazione di rete associazioni e semplici cittadini a difesa di un bene comune.


