Guidonia, operaio muore durante la manutenzione: sciopero di otto ore alla Buzzi Unicem

Ancora una morte sul lavoro

Redazione

Un lavoratore di 57 anni ha perso la vita nel tardo pomeriggio di ieri nello stabilimento Buzzi Unicem di Guidonia, mentre stava effettuando operazioni di manutenzione e pulizia dei silos. L’uomo era dipendente di una ditta esterna in appalto. Le cause dell’incidente sono ora al vaglio degli organi competenti.

All’indomani della tragedia, alle ore 6 di questa mattina, la Fillea Cgil Roma e Lazio e la Feneal Uil Roma e Provincia hanno incontrato le lavoratrici e i lavoratori del sito produttivo, dando avvio a uno sciopero di otto ore. Una mobilitazione proclamata come segno di lutto, ma anche come richiesta di attenzione su un tema che continua a presentare un bilancio pesante: la sicurezza sul lavoro.

Ancora una volta l’incidente mortale coinvolge un addetto operante in regime di appalto, un ambito in cui, secondo i sindacati, si concentrano molte delle criticità legate alla prevenzione e al rispetto delle procedure. La frammentazione delle responsabilità e la pressione sui tempi di lavoro rappresentano fattori che rendono più complesso il controllo delle condizioni di sicurezza.

«Siamo di fronte all’ennesima morte che non può e non deve essere archiviata come una fatalità», dichiara Diego Piccoli, segretario generale della Fillea Cgil Roma e Lazio. «Oggi abbiamo fermato il lavoro insieme alle lavoratrici e ai lavoratori per dire con forza che non è accettabile continuare a morire per lavorare, soprattutto negli appalti, dove troppo spesso la sicurezza viene sacrificata».

Piccoli richiama anche i dati regionali: «Dall’inizio dell’anno questa è già la terza vittima sul lavoro nel Lazio. È una scia che va fermata. Servono controlli efficaci, prevenzione costante, applicazione rigorosa delle norme e una chiara assunzione di responsabilità da parte delle imprese e delle istituzioni. La sicurezza non può essere subordinata ai tempi e ai costi della produzione».

Lo sciopero di oggi si inserisce in un contesto più ampio di richieste di interventi strutturali, che vadano oltre l’emergenza e affrontino in modo sistematico il tema della tutela della salute nei luoghi di lavoro. «La vita delle persone viene prima di tutto», conclude Piccoli. «La mobilitazione continuerà finché non saranno garantite condizioni di lavoro sicure e dignitose».

Nel frattempo, resta il silenzio di un altro posto di lavoro fermo, e una morte che riporta al centro una questione irrisolta.

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