A Roma c’è un paradosso che racconta bene la crisi abitativa della città: chi costruisce le case spesso non riesce ad averne una. È la condizione sempre più diffusa tra molti operai edili, soprattutto nei quartieri popolari del VII Municipio, tra Quadraro e Cinecittà, dove il mercato immobiliare sta cambiando rapidamente volto. Qui, dove per decenni la città popolare aveva garantito case accessibili a lavoratori e famiglie, la pressione della rendita immobiliare e delle locazioni turistiche sta progressivamente restringendo lo spazio per chi cerca una casa in affitto stabile. Gli annunci sulle piattaforme di affitti brevi, come Airbnb, si moltiplicano anche in quartieri storicamente popolari, sottraendo migliaia di appartamenti al mercato residenziale tradizionale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno case disponibili per contratti lunghi, affitti sempre più alti e lavoratori costretti a spostarsi fuori dal perimetro della capitale per trovare soluzioni abitative sostenibili.
Il Quadraro e la memoria delle case popolari

Il caso del complesso INA Casa Quadraro è emblematico. Nato nell’ambito del Piano INA-Casa del dopoguerra, quel quartiere rappresentava un’idea precisa di città: abitazioni popolari dignitose, integrate con spazi comuni e lavoro, pensate anche per sostenere l’occupazione operaia. Era un modello che metteva al centro la funzione sociale della casa. Oggi quello spirito sembra lontano. Secondo i dati più recenti, nel gennaio 2026 il prezzo medio richiesto per acquistare un immobile nell’area ha raggiunto circa 3.220 euro al metro quadro, con un aumento di quasi il 5% rispetto all’anno precedente. Numeri che raccontano una trasformazione lenta ma costante: il quartiere popolare diventa sempre più terreno di investimento. E mentre i valori immobiliari salgono, molti lavoratori del settore edilizio — gli stessi che materialmente costruiscono i nuovi palazzi e ristrutturano quelli esistenti — non riescono più a vivere nei quartieri dove lavorano.
Il fenomeno non riguarda solo il Quadraro. È una dinamica che attraversa diversi quartieri della capitale: la crescita degli affitti brevi e la riduzione degli appartamenti destinati a residenza stabile stanno ridisegnando il mercato immobiliare. La casa diventa un asset finanziario prima che un diritto. Per gli operai edili, spesso impiegati con contratti a termine, stagionali o legati alla durata dei cantieri, accedere a un mutuo è già difficile. Se a questo si aggiunge l’aumento dei prezzi e la scomparsa delle locazioni a lungo termine, il risultato è una vera e propria espulsione silenziosa dal tessuto urbano. Molti lavoratori sono ormai costretti a spostarsi verso i comuni della provincia o addirittura oltre, affrontando ogni giorno spostamenti lunghi per raggiungere i cantieri in città.

È anche per questo che Fillea CGIL Roma e Lazio, il sindacato degli edili, da tempo pone l’emergenza abitativa tra le priorità della propria iniziativa nella città e nella regione. Non solo come problema sociale generale, ma come questione che colpisce direttamente il mondo del lavoro. Per il sindacato, l’edilizia non è solo produzione di metri quadrati: è costruzione di comunità. Nei quartieri vivono i lavoratori, le loro famiglie, i loro figli. Quando chi lavora nella città non può più permettersi di abitarla, si rompe un equilibrio fondamentale. La crisi della casa diventa così anche una crisi della coesione urbana. Tra le proposte avanzate ci sono strumenti concreti: un fondo di garanzia che faciliti l’accesso al mutuo per gli operai edili anche in presenza di contratti non stabili, accordi con il sistema bancario per tassi calmierati e, soprattutto, misure strutturali per contrastare la speculazione immobiliare.
La questione che emerge dal VII Municipio riguarda tutta la città: Roma può permettersi di diventare una città dove chi lavora non riesce più a vivere? Se il mercato immobiliare continua a spostarsi sempre più verso il turismo e la rendita, il rischio è quello di svuotare progressivamente i quartieri della loro dimensione sociale. E il paradosso più grande resta quello degli operai che ogni giorno costruiscono la città, mattone dopo mattone, ma che quella stessa città non riescono più ad abitarla.


