Torre dei Conti, un anno dopo: una pietra per Octav Stroici e la richiesta di fermare le morti sul lavoro

Redazione

Ad un anno dalla morte che l’Italia ha seguito attraverso le dirette Tv dei soccorsi alla Torre dei Conti, Roma torna a ricordare Octav Stroici. L’operaio aveva 66 anni quando il crollo del 3 novembre 2025 lo intrappolò tra le macerie del monumento, a pochi passi dai Fori Imperiali. Estratto ancora vivo dopo undici ore, morì successivamente in ospedale. Nello stesso incidente rimase ferito il collega Gaetano La Manna, sopravvissuto al cedimento.

Questa mattina Cgil e Fillea Cgil di Roma e Lazio sono tornate nei pressi della torre per deporre una corona, insieme ai familiari di Stroici e a Gaetano. Alla famiglia è stata consegnata la prima “pietra della memoria”, in attesa che possa essere collocata nel luogo della tragedia. L’iniziativa, promossa insieme a “Insieme per la Giustizia”, l’associazione dei familiari delle vittime, vuole lasciare nello spazio pubblico un segno riconoscibile della vita e della storia di chi non è tornato dal lavoro. La commemorazione si svolge mentre il bilancio regionale continua ad aggravarsi: secondo quanto riferito dalla Fillea Roma e Lazio, negli ultimi giorni nel Lazio sono morti tre lavoratori e un quarto è ancora in condizioni critiche. Un’emergenza che accompagna il ricordo di Stroici e rende ancora più urgenti le richieste di prevenzione, controlli e responsabilità.

La pietra dedicata all’operaio nasce per impedire che, una volta spente le telecamere, anche il ricordo scompaia. Un nome, una storia, un luogo attraverso i quali restituire alle vittime un posto nella memoria collettiva e mantenere aperta la domanda sulle responsabilità. “Oggi ci siamo stretti alla famiglia di Octav, rinnovando una richiesta che riguarda l’intera comunità: fare piena luce sulle responsabilità e impedire che tragedie come questa si ripetano”, sottolinea la Cgil di Roma e Lazio. Alla commemorazione il sindacato accompagna richieste precise alle istituzioni: rafforzare i servizi di prevenzione, coprire le carenze di organico degli Spresal, i servizi delle Asl che si occupano di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, aumentare i controlli e rendere la tutela dei lavoratori una priorità inderogabile in ogni appalto.

“Neanche la morte di Octav, sotto gli occhi di tutti e a pochi passi dai palazzi del potere, ha prodotto il cambiamento necessario”, afferma Diego Piccoli, segretario generale della Fillea Cgil di Roma e Lazio. “Servono più controlli e personale, formazione vera e contrasto agli attestati fasulli, una procura speciale per gli infortuni sul lavoro, il reato di omicidio sul lavoro, il prepensionamento degli edili over 60 e lo stop ai subappalti a cascata. Non dobbiamo aspettare ulteriori morti per cambiare le regole”.

La mobilitazione proseguirà il 5 novembre sotto la Regione Lazio, insieme a Cgil e Fiom, per sostenere gli emendamenti alla legge regionale sul lavoro in quota e portare davanti alle istituzioni la voce delle lavoratrici e dei lavoratori. Piccoli richiama quanto accaduto al Colosseo dopo la morte del ventiduenne Andrea: la revisione delle regole e delle modalità di lavoro, sottolinea, deve precedere le tragedie. Alla Torre dei Conti, l’età di Stroici impone anche una riflessione sulle condizioni di chi continua a svolgere mansioni pesanti e rischiose a 66 anni. Per la Fillea, la sua morte richiama la necessità di un sistema pensionistico equo, capace di garantire una pensione dignitosa e di riconoscere il peso concreto del lavoro svolto. La questione previdenziale si affianca a quella delle responsabilità lungo la filiera degli appalti. Il sindacato chiede controlli capillari, formazione obbligatoria e una chiara individuazione dei compiti di ciascun soggetto coinvolto. Al centro della denuncia restano i subappalti a cascata e un’organizzazione aziendale nella quale, secondo la Fillea, la fretta e la ricerca del risparmio finiscono per comprimere le tutele.

Alla famiglia di Octav dobbiamo verità e giustizia. A ogni lavoratrice e lavoratore dobbiamo garantire il diritto sacrosanto di tornare a casa, afferma la categoria. Cgil e Fillea Roma e Lazio confermano che continueranno a sostenere i familiari e a mobilitarsi in ogni sede, affinché alla memoria corrispondano interventi strutturali di prevenzione e tutela, dentro e fuori i cantieri. La pietra consegnata oggi alla famiglia attende di trovare posto accanto alla torre. Le domande sulla morte di Octav attendono risposte.

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