Non indossa una divisa e non entra nei cantieri, ma è già uno degli strumenti utilizzati per decidere a quale porta bussare. L’intelligenza artificiale è entrata nell’attività di vigilanza dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro: incrocia banche dati, denunce e indici di anomalia, restringendo il campo delle aziende da sottoporre a controllo. La verifica finale, però, resta nelle mani degli ispettori.
Il risultato di questa selezione mirata è pesante. Nel 2025 il NIL di Roma ha controllato circa 450 aziende della Capitale e della provincia: 370 nel terziario, oltre trenta nell’edilizia, altrettante nell’agricoltura e una decina nell’industria. Nel 70% dei casi sono emerse irregolarità lavoristiche o violazioni della sicurezza, con circa 500mila euro di sanzioni amministrative e oltre 200mila euro di ammende. I settori più esposti risultano edilizia e terziario: ristoranti, bar, autolavaggi, laboratori tessili e attività manifatturiere.

L’algoritmo non emette sentenze. Costruisce una mappa del rischio sulla base delle informazioni disponibili e indirizza controlli che sono già, per definizione, rivolti verso le situazioni sospette. Per questo le percentuali non descrivono tutte le imprese del Lazio, ma l’efficacia di una vigilanza selettiva. Eppure il quadro che emerge resta allarmante.
Il rapporto 2025 dell’Ispettorato nazionale del lavoro registra nella regione 7.204 ispezioni definite: 6.315 si sono concluse con la contestazione di almeno un’irregolarità, pari all’87,7%. Il tasso raggiunge l’89,6% nell’industria, l’88,6% nel terziario e l’88,3% nell’edilizia. Il dato non coincide necessariamente con la presenza di lavoro nero: dentro questa categoria rientrano anche appalti illeciti, orari e retribuzioni irregolari, omissioni contributive e violazioni delle norme di sicurezza.
La cronaca degli ultimi mesi mostra cosa si nasconde dietro i numeri. A giugno, nei quartieri Trieste e Piazza del Popolo, l’Ispettorato ha controllato 14 aziende della ristorazione e 61 lavoratori: nove erano senza contratto e nove attività sono state sospese. In un locale cinque addetti su sei lavoravano in nero; in un altro, undici dipendenti formalmente assunti per otto o dieci ore settimanali ne svolgevano quaranta, ricevendo oltre metà della paga in contanti e fuori busta.

Ad aprile, fra Trastevere, Casilino, Castro Pretorio, Tor Bella Monaca, Pigneto, Prenestina e Pomezia, tredici esercizi pubblici e un autolavaggio hanno restituito un bilancio analogo: undici lavoratori in nero su 64 controllati e dieci sospensioni. Estintori assenti, uscite di emergenza inadeguate, impianti elettrici non conformi e documenti di valutazione dei rischi mancanti completano una geografia dell’illegalità in cui evasione, sfruttamento e pericolo camminano spesso insieme.
Per sapere di più e approfondire l’argomento:
Rapporto INL sull’attività di vigilanza 2025
controlli nella ristorazione del 16 giugno 2026


