Operaicidio: non sono incidenti, è un massacro. Il 7 febbraio il Lazio scende in piazza contro le morti sul lavoro

La manifestazione a Colleferro sarà anche un momento di memoria collettiva

Redazione

«Aderiamo ad una manifestazione giusta, necessaria e non rimandabile con la consapevolezza che la sicurezza deve diventare il prerequisito per tutti i lavoratori». Con queste parole il segretario della Fillea Cgil di Roma e Lazio, Diego Piccoli, annuncia l’adesione della Fillea Cgil di Roma e Lazio e della Fillea Cgil di Roma Spoc alla manifestazione del 7 febbraio contro le morti sul lavoro, promossa dalle amministrazioni comunali di Artena e Colleferro.

«Aspettiamo fiduciosi soprattutto l’adesione del presidente Rocca alla manifestazione del 7 febbraio – aggiunge Piccoli – visti i tre operaicidi avvenuti in questo inizio 2026 a Frosinone, a Colleferro e a Guidonia». Proprio a Guidonia, nei giorni scorsi, un operaio di 57 anni ha perso la vita travolto da materiali di risulta mentre stava effettuando la pulizia di un silos negli impianti della Buzzi Unicem, l’ennesima morte che riporta al centro una strage ormai quotidiana.

«Che sia chiaro, oggi più che mai, non sono incidenti: questi numeri sono la prova che c’è un massacro in atto nei confronti dei lavoratori, un attacco ai diritti, una deminuzio delle libertà individuali accettata silenziosamente dalle istituzioni. I lavoratori non sono numeri. Non faremo sconti a nessuno dei responsabili», incalza Piccoli.

I numeri diffusi dalla Cgil Roma e Lazio restituiscono un quadro drammatico. Nel Lazio, da gennaio a dicembre 2025, le denunce di infortunio sul lavoro sono state 44.385, con un aumento del 7,2% rispetto al 2024, secondo l’ultimo aggiornamento Inail. Un incremento che riguarda tutte le province, a partire dall’area metropolitana di Roma con 35.314 denunce (+8,3%). Seguono Frosinone con 2.486 denunce (+6,3%), Viterbo con 1.956 (+3,0%), Latina con 3.519 (+1,3%) e Rieti con 1.110 (+0,5%).

I settori maggiormente colpiti sono quelli ad alta esposizione al rischio e caratterizzati da precarietà, esternalizzazioni e catene di appalto: trasporti, sanità, commercio, vigilanza, ristorazione, accoglienza e costruzioni. In particolare l’edilizia continua a pagare un prezzo altissimo, a fronte di controlli insufficienti, prevenzione carente e una frammentazione delle responsabilità che ricade interamente sulle lavoratrici e sui lavoratori.

Al centro della denuncia sindacale c’è anche il significato stesso della parola “sicurezza”. Una parola che, sottolinea la Cgil, nelle politiche del Governo viene sempre più spesso declinata come repressione del dissenso, controllo delle piazze e limitazione delle libertà, mentre resta colpevolmente assente quando si tratta di garantire la sicurezza reale nei cantieri, nelle fabbriche, negli ospedali e nei luoghi di lavoro. Una sicurezza invocata contro chi protesta, ma mai assicurata a chi lavora ogni giorno esposto a rischi mortali.

A rendere ancora più grave il quadro è l’aumento degli infortuni tra le fasce di età più avanzate. Tra i 65 e i 69 anni l’incremento è del 19%, tra i 70 e i 74 sale al 29%, mentre tra gli over 75 raggiunge l’88%. Persone che dovrebbero essere già in pensione ma che continuano a lavorare per necessità economiche e per l’inasprimento dei requisiti previdenziali deciso dal Governo, con un’esposizione al rischio sempre più alta.

Sul fronte delle morti sul lavoro, nel solo 2025 nel Lazio si contano 89 incidenti mortali. Costruzioni, trasporti e commercio risultano i settori più colpiti e, ad eccezione della provincia di Roma, in tutte le altre province non si registra alcuna inversione di tendenza. Un infortunio mortale su cinque si è verificato nel mese di luglio, periodo segnato dal caldo estremo, senza che siano state adottate misure strutturali adeguate a tutelare la salute dei lavoratori.

«Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una comunità – denuncia la Cgil Roma e Lazio – ma esiste un modello di fare impresa in cui la perdita di una vita umana viene ritenuta accettabile in nome del profitto». Un modello che chiama in causa le responsabilità della Regione Lazio, sul piano dei controlli e delle politiche di prevenzione, e del Governo, per le scelte che aumentano precarietà, allungano la vita lavorativa e indeboliscono le tutele.

La manifestazione del 7 febbraio a Colleferro sarà anche un momento di memoria collettiva. In piazza si ricorderanno Sergio Albanese ed Erri Talone, morti sul lavoro il 7 luglio 2025 e il 13 gennaio 2026, insieme alle vittime delle grandi tragedie industriali che hanno segnato il territorio.

«Ricordare nomi, volti e storie – conclude la Cgil – non è un esercizio simbolico, ma il primo passo per riaffermare che il lavoro non può essere causa di dolore e di morte. La sicurezza vera è quella che salva vite, non quella che reprime il dissenso».

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