La scorsa settimana abbiamo esplorato il fenomeno dei tiers lieux francesi e alcune esperienze analoghe che esistono (sotto la definizione prevalente di spazi ibridi a finalità sociale) anche in Italia.
Si tratta di realtà che, seppur diverse tra loro, sono accomunate da una sorprendente capacità di intercettare i bisogni dei territori, nonché di rispondervi in modo efficace attraverso processi di community development, finalizzati alla rigenerazione urbana. Come abbiamo visto precedentemente, quest’ultima è intesa non soltanto come semplice riqualificazione fisica degli edifici, ma anche come un processo complesso, che coinvolge comunità, istituzioni e operatori in una rete di relazioni e pratiche collaborative.

Ora, esiste un approccio romano a questo nuovo paradigma? La risposta è sì. Anzi, non solo esiste, ma presenta anche tratti distintivi, che mostrano come la creatività di una comunità, unita a una profonda attenzione ai bisogni locali, possa trasformare spazi marginali o dismessi in veri e propri poli di aggregazione e coesione sociale di uno specifico territorio.
Due casi emblematici di questo “modello romano di terzo luogo” sono Fusolab, con il suo progetto innovativo Casilino Sky Park nel quadrante est della Capitale, e il Cinema Troisi, nel cuore di Trastevere.
Fusolab è un’associazione, nata nel 2012, che ha restituito nuova vita a una palazzina di quattro piani, abbandonata, nel quartiere Alessandrino. Attualmente conta circa 75.000 soci e si configura come un vero e proprio hub culturale e sociale: offre percorsi di formazione permanente, promuove arte, cultura e sport, incentivando in questo modo la partecipazione e sperimentando progetti di innovazione sociale. Tra gli elementi più interessanti della proposta di Fusolab, spicca l’attenzione verso lo sport popolare: con una tessera annuale dal costo contenuto, intorno ai 100 euro, è possibile accedere a una palestra dotata di attrezzature professionali, comparabili a quelle di strutture sportive di alto livello, rese, in questo modo, potenzialmente fruibili da un ampio ventaglio di fasce sociali. Un modello virtuoso di welfare territoriale, che promuove salute, socialità e inclusione, abbattendo le tradizionali barriere economiche, che ormai, sempre più spesso, precludono a molte e molti l’accesso alla pratica sportiva. Inoltre, l’associazione è promotrice di un progetto tra i più innovativi in termini di rigenerazione urbana partecipata: Casilino Sky Park, uno spazio pubblico di notevole valore culturale e sociale, realizzato sul tetto inutilizzato di un parcheggio multipiano di un supermercato. Questo intervento rappresenta un esempio emblematico di riuso intelligente di infrastrutture esistenti, evitando nuove edificazioni e valorizzando, in modo sostenibile, ciò che già esiste. Infatti, pur preservando la struttura del parcheggio (che ora funge anche da accesso per lo sto stesso Sky Park), il tetto di quest’ultimo è diventato una grande terrazza urbana, dedicata allo sport, alla cultura e alla socialità. Così Casilino Sky Park si configura come una nuova “piazza” sopraelevata e una galleria a cielo aperto di urban e public art, a servizio dei quartieri Alessandrino, Centocelle, Torre Maura e Torre Spaccata. Un rooftop unico nel suo genere, che ha ottenuto riconoscimenti anche a livello europeo: nel 2023 il progetto è stato invitato al festival À nous les toits di Marsiglia, dedicato alla riflessione sull’uso dei tetti come “quinta facciata” della città.

Un altro esempio significativo di “terzo luogo alla romana” è il Cinema Troisi di Trastevere. Dopo anni di chiusura e abbandono, questo spazio è stato restituito alla città, grazie all’impegno dell’associazione “Piccolo America”, che ha intrapreso un complesso percorso di regolarizzazione urbanistica e di partenariato pubblico-privato. Il risultato è un progetto di rigenerazione dal forte impatto sociale e culturale. Il restauro, finanziato dal Ministero della Cultura e sostenuto da contributi regionali e privati, ha dato vita a un presidio culturale multifunzionale: una sala cinematografica attiva e un’aula studio e coworking aperta 24 ore su 24, la prima in Italia, con 80 postazioni di lavoro e una videoteca con prestito gratuito.
Questi due casi dimostrano come la valorizzazione del patrimonio pubblico possa integrarsi efficacemente con pratiche di cittadinanza attiva e con la collaborazione tra istituzioni, associazioni e soggetti privati. Il risultato sono spazi capaci di produrre valore sociale e culturale in modo sostenibile, rafforzando il tessuto urbano e il senso di appartenenza delle comunità che li abitano.


