I tiers lieux francesi: quando la rigenerazione urbana si costruisce attraverso laboratori sociali e progetti di comunità

Tiers lieux: spazi ibridi

Marina Izzo

Di fronte dell’urgenza crescente di rendere le nostre città più sostenibili, inclusive e resilienti, è ormai evidente che la rigenerazione urbana non debba più riguardare esclusivamente la riqualificazione degli edifici, ma anche il modo in cui gli spazi sono vissuti, condivisi e gestiti. In questo quadro di riferimento, i tiers lieux francesi rappresentano un modello particolarmente interessante.

Ma cosa sono i tiers lieux? Si tratta di spazi ibridi, nati spesso dal recupero di immobili dismessi – capannoni industriali, ex scuole, magazzini, edifici pubblici inutilizzati – trasformati in luoghi multifunzionali, dove convivono lavoro, formazione, artigianato, cultura e servizi per la comunità. Un approccio che unisce la rigenerazione fisica degli edifici alla rigenerazione sociale dei quartieri.

Il concetto di “third place” (terzo luogo) nasce, alla fine degli anni ’80, negli Stati Uniti, ad opera del sociologo Ray Oldenburg. Quest’ultimo elabora tale nozione al fine di indicare uno spazio informale di incontro, distinto dalla casa (primo luogo) e dal lavoro (secondo luogo). Il third place americano è un luogo che favorisce la socializzazione ed è accessibile a tutte e a tutti. Secondo l’autore statunitense, ne sono un esempio i bar, i caffè, le librerie indipendenti, ecc.

A partire dagli anni 2000, in Europa, più in generale, e in Francia, in particolare, questa idea viene ulteriormente trasformata: i tiers lieux (terzi luoghi, in Francese) diventano veri e propri laboratori territoriali, gestiti in modo collaborativo e con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale. Esempi come La Friche la Belle de Mai, a Marsiglia, o la Quincaillerie, a Guéret, in Nuova Aquitania mostrano come il riuso dell’esistente possa generare nuovi poli di attività: spazi di coworking, fablab, laboratori artigianali, cucine collettive, orti urbani, ciclofficine.

Proprio per la loro natura multifunzionale, questi spazi richiedono interventi edilizi flessibili, materiali durevoli, soluzioni a basso impatto e, soprattutto, una progettazione partecipata, che li renda capaci di adattarsi, nel corso del tempo, alle esigenze, sociali ed economiche, dei territori che li ospitano. Tra il 2018 e il 2022 lo Stato francese ha riconosciuto ufficialmente il valore strategico dei tiers lieux per quanto attiene alle politiche pubbliche di sviluppo territoriale. Attraverso programmi di finanziamento dedicati, come “Nouveaux lieux, Nouveaux liens”, nonché tramite parte dei fondi provenienti da “France Relance” (il corrispettivo del nostro PNRR) sono stati investiti milioni di euro per sostenere queste realtà. Inoltre, nel 2022 lo Stato francese ha istituito un gruppo di interesse pubblico, la “Fondation Tiers Lieux”, che riunisce ben cinque Ministeri, l’Agenzia di Coesione Territoriale francese (ANCT) e la federazione dei tiers lieux francesi (Association France Tiers Lieux), con il compito di aiutare questi spazi a crescere e a diventare più organizzati e professionali cosicché non diano luogo solo a un progetto temporaneo, ma, al contrario, diventino realtà solide e sostenibili nel tempo.

Questa strategia lungimirante ha già dato i propri frutti. Se, nel 2016 ,i tiers lieux erano 1800 in tutto il paese, il loro numero è salito a 2500 unità nel 2021 e a 3500 nel 2023 (ultimo dato ufficiale disponibile).

I tiers lieux sono un terreno di sperimentazione importante per molti settori. Per quanto riguarda l’edilizia, presentano spunti interessanti rispetto al riuso e alla riqualificazione dell’esistente (opposto al nuovo consumo di suolo). Pongono particolare attenzione all’adozione di materiali riciclati nella costruzione degli spazi concorrendo, quindi, alla promozione di un’economia circolare. Inoltre, al loro interno, il ruolo degli artigiani locali è frequentemente valorizzato (del resto, questi ultimi sono spesso attori fondamentali sia nell’istituzione sia nella gestione di alcune tipologie di tiers lieux).Non solo. Molti tiers lieux ospitano attività di formazione continua, anche tecnica, diventando  così luoghi in cui si diffondono competenze legate alla transizione ecologica, al digitale e, in generale, ai cosiddetti nuovi mestieri.

In Italia esistono realtà simili, spesso definite sommariamente spazi ibridi. Queste includono fab lab, coworking, hub culturali, incubatori e laboratori artigianali. Anche qui il recupero di edifici inutilizzati è centrale, così come la condivisione di spazi e attrezzature per ridurre costi e rischi, soprattutto per artigiani e microimprese.

La differenza principale con il caso d’oltralpe, come sottolineato da diversi urbanisti, è la mancanza nel nostro Paese di una strategia nazionale coordinata per questi spazi. Infatti, le esperienze italiane sono spesso valide, ma frammentate. Hanno difficoltà a fare rete e, quindi, a incidere strutturalmente sulle politiche di rigenerazione urbana.

Invece, i tiers lieux francesi mostrano come la rigenerazione urbana possa trasformarsi in un’opportunità di rinascita per intere comunità, tramite la generazione di occupazione, l’offerta servizi e la promozione di economie locali collaborative e innovative. Un modello che, pur richiedendo impegno e visione, vede nella riqualificazione urbana soprattutto la possibilità di rendere le nostre città più resilienti, inclusive e capaci di rigenerare il proprio tessuto sociale.

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